
Ci sono posti che raccontano storie anche nel silenzio e Anima Selvaggia Ranch è uno di quelli. Ad averlo creato è stata Carlotta, e il suo sogno ha preso forma da meno di un anno. Il ranch si trova nel cuore delle colline piemontesi, a Castellero d’Asti: un piccolo borgo dell’Astigiano con meno di 300 abitanti. È qui che Carlotta ha scelto di fermarsi, in un posto dove i cavalli vivono sereni e il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza.
Il mio ruolo in tutto questo? Valorizzare e raccontare questo piccolo angolo di paradiso attraverso le immagini. È così che ha preso vita il servizio fotografico al ranch.


La storia del ranch di Carlotta e il mio approccio fotografico
Per me, un servizio fotografico nasce ben prima del momento in cui imbraccio la mia macchina fotografica. Per raccontare ho bisogno di conoscere: la storia, le motivazioni, l’anima del luogo. Scoprire l’unicità di una struttura ricettiva è il primo passo costruire un servizio fotografico autentico e coinvolgente.
Così abbiamo iniziato a parlarci, a raccontarci. Carlotta è un’amica di vecchissima data: abbiamo cominciato equitazione insieme, in un maneggio nel Torinese. Avevamo entrambe nove anni. Di lei ho conservato un ricordo morbido, accogliente, di quelli che restano impressi e che nel cuore sembrano appartenenti a una vita passata.
Abbiamo condiviso sei anni di esperienza, poi le nostre strade si sono divise, complice il fatto della chiusura del nostro vecchio maneggio. Lei ha continuato a coltivare la sua passione ed ha anche incontrato il suo cavallo, Joe Black, che ancora oggi la accompagna. L’ho ritrovata circa un anno fa, dopo più di 17 anni — proprio quando aveva deciso di aprire un ranch. Ma allora ancora non esisteva. Destino?
Da quel momento ho seguito tutto il suo percorso. Sono tornata a trovarla più volte, sorprendendomi ogni volta dei progressi e della bellezza che stava costruendo.
Va da sè che non vedevo l’ora di valorizzare il suo lavoro attraverso la fotografia, cercando di veicolarne la visione e di trasmettere quel senso di pace e serenità che sentivo ogni volta che varcavo quel cancello.


Come ho valorizzato la struttura con la fotografia
Ho scelto di lavorare con delicatezza, lasciando che fosse la luce naturale a raccontare le trame del luogo e ad accarezzarne gli spazi.
La mia missione in questo servizio fotografico era una sola: far sì che chiunque guardasse le immagini sentisse, quasi in automatico, il bisogno di fare un respiro profondo — di quelli che arrivano spontanei quando ti trovi in un posto che infonde pace, silenzio e libertà.



Per le fotografie d’interni ho lavorato con luci morbide e atmosfere calde, cercando di cogliere quei dettagli che fanno respirare l’anima della struttura: uno stile country, ma con un tocco moderno e personale.
Un elemento per me fondamentale era far emergere anche il colore del brand del ranch — il verde — presente in tanti particolari della struttura. Un filo conduttore visivo che lega armoniosamente ogni ambiente e racconta la sua identità, senza mai forzare la narrazione.



Per contestualizzare al meglio la struttura all’interno del suo territorio, ho scattato anche delle fotografie con il drone, valorizzando gli spazi del ranch la sua area barbecue.


L’importanza di avere valori comuni che risuonino
La fotografia, per me, ha anche uno scopo sociale: voglio raccontare realtà che mettono al centro il benessere animale e i cui valori risuonano profondamente anche con i miei. Raccontare un ranch senza includere i suoi inquilini sarebbe come narrare una storia a metà. Per questo il servizio si è arricchito di fotografie dedicate ai cavalli e agli affettuosi cani che abitano la struttura.

Qui ho ritrovato Cleopatra, il cane, che mi ha accolta riempiendomi di baci, insieme a Cesare, suo amico intraspecifico e l’ombra inseparabile di Carlotta, sempre al suo fianco. Ho conosciuto Blue, cavallo dagli occhi azzurri intensi, immortalato in uno sguardo d’intesa con Cleopatra attraverso la sua maschera antimosche. C’è anche Gucci, chiamato così da chissà chi, che si diverte a fare le bolle d’acqua nell’abbeveratoio, e poi Mora e Lampone, i due pony inseparabili, piccolissimi e buffi, sempre in coppia. E loro sono solo una piccola parte di questa piccola ma grande famiglia.
Tutti questi animali qui vivono liberi, senza imposizioni né pressioni. Ed è proprio questo che fa la differenza.
Perché in tanti maneggi purtroppo si respira un’aria diversa: dove il cavallo viene sostituito appena non rende più, quando non salta abbastanza o non è più giovane. Ma dove finiscono i sentimenti, il legame con il cavaliere, se il cavallo diventa solo uno strumento per raggiungere un risultato?
Solo una piccola parte dei cavalli nel mondo è fortunata come Joe Black — qui sotto nella foto, mentre si gode i raggi caldi del sole con quello che sembra quasi un sorriso. Lui, ormai ultraventenne, resterà sempre al fianco di Carlotta.
La mia speranza è che, condividendo le mie foto e i miei valori, sempre più persone possano intraprendere un percorso di consapevolezza e sviluppare una maggiore empatia verso questi animali. Da secoli chiediamo loro lavoro, forza, presenza. Eppure, ciò che loro ci chiedono in cambio è semplice: sensibilità, rispetto e comprensione.




Infine, ciò che più mi rende felice della fotografia è vedere la gioia negli occhi di chi si affida a me. Mostrare loro ciò che vedono i miei occhi.
Spesso, chi è immerso in un progetto o in un sogno vede la fatica, gli sforzi quotidiani. Non sempre riesce a far trasparire il valore dall’esterno. Ed è lì che entro in gioco io: per restituire uno sguardo nuovo, capace di far brillare ciò che spesso, per abitudine o stanchezza, si rischia di non vedere più.


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